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Gatekeeping e corsi di GdR

2026-09-10

Parlando con un nuovo contatto per organizzare appuntamenti di giochi di ruolo con Officina Coboldi mi si è riaccesa la fiamma per un tema che avevo già archiviato in passato ovvero le lezioni di game mastering.

Perché mi fa così arrabbiare che qualcunǝ provi ad insegnare come giocare, scrivere avventure o masterare?

Non trovo sbagliata l'idea della formazione in ambito ludico, anzi, trovo sia molto utile condividere strumenti, interrogarsi su altri approcci o definire una sorta di glossario tecnico comune, utile a parlare dei giochi più che a venderli.

Però questi fantomatici guru del gdr fanno un'altra cosa, che possiamo tagliar corto e iniziare a chiamare gatekeeping, attraverso metodi che mirano a creare dipendenza e gerarchie artificiali.

Gatekeeping positivo e altre menzogne#

C'è chi sostiene che esista il gatekeeping buono, quello che serve a preservare i cari valori della sottocultura di riferimento, paladini di non si sa bene cosa che si arrogano il diritto di decidere chi può entrare e chi no, e a quali condizioni.

Per me sono tutte stronzate, soprattutto quando si parla di gdr, hobby storicamente da maschio bianco eterocis, i cui valori positivi da preservare si contano sulle dita di una mano. Vale la pena fare un inciso perché poi queste cose mi rimangono sullo stomaco.

A fine 2024 Elon Musk si è speso in un tweet1 a difesa di Gary Gygax, l'autore di Dungeons & Dragons; questo dovrebbe bastare, ma rincaro la dose.

Dungeons & Dragons è il gioco che ha innescato tutto l'hobby e si vanta ancora oggi di essere il più famoso e venduto di sempre, è uscito negli '80, ha da subito ricevuto accuse di sessismo, a cui Gygax ha risposto2 proponendo di inserire le sezioni Raping and Pillaging, Whores and Tavern Wenches e Medieval Harems, Slave Girls, and Going Viking, ma no, non fermiamoci qui: c'è altra merda da spalare.

Sempre Gygax, rispondendo alla domanda "come mai poche donne giocano a D&D?"3, dice che secondo lui hanno un cervello che funziona diversamente, giocando non provano la stessa soddisfazione degli uomini.

Tutte queste amenità, per quanto distanti dallo stato attuale dell'hobby (e anche di D&D), fanno comunque parte della sua storia. Se esistesse un gatekeeping positivo, qui si tradurrebbe nel tagliare fuori chi non lo riconosce e chi non fa di tutto per allontanarsene.

Il gatekeeping travestito da didattica#

I giochi di ruolo, per loro stessa natura, non hanno un modo giusto per essere giocati, anche cestinando tutte le regole otterremmo un'esperienza di gioco valida, probabilmente non aderente al sistema di riferimento, ma non per questo screditabile unilateralmente.

Oltre alle regole, però, ci sono gli stili di gioco: c'è chi preferisce giocare per vedere dove lǝ porta la storia, chi vuole veder crescere il proprio personaggio e chi, semplicemente, vuole stare ad ascoltare la storia raccontata dallǝ master.
Sono tutte preferenze perfettamente legittime, anche se personalmente fatico ancora ad accettare l'ultimo esempio e in passato ho espresso pareri molto duri a proposito.

Con tutta questa libertà è naturale che ci siano molti mezzi per fare gatekeeping: se non giochi a questo gioco4, se non masteri in questo modo, se non provi queste emozioni, non stai veramente giocando di ruolo.

La versione più infida è quella che viene fatta passare per didattica, quella che non dice direttamente che quel che stai facendo non va bene, ma ti offre un corso, gratuito o a pagamento poco importa, delle lezioni per migliorare.

Oibò.
Ma se ho sempre fatto tutto da autodidatta forse mi manca qualcosa, forse potrei divertirmi di più o far divertire di più il mio gruppo!

Una proposta che fa leva sulle insicurezze dellɜ potenziali allievɜ e, allo stesso tempo, mette su un piedistallo lǝ docente, innescando l'effetto domino.

La leva di reciprocità e la fallacia dei costi sommersi#

Nel momento in cui qualcunǝ si erge a maestrǝ del gdr, con l'unico vero modo di giocare in tasca, scredita chiunque non lo faccia, riducendo le opzioni dellɜ adeptɜ, che rimarranno legate al suo ecosistema.

L'ossessione per il marketing della nostra epoca ha già studiato tutti i modi per far sì che questo effetto collaterale diventi invece ricercato attivamente.

Se il corso è gratuito si innesca la leva di reciprocità: quando riceviamo qualcosa sentiamo il bisogno di ricambiare, con tutto il potenziale manipolatorio connesso.

Se il corso è a pagamento, peggio mi sento: la fallacia dei costi sommersi è quel meccanismo per cui spendiamo per qualcosa e ne rimaniamo legatɜ per l'entità della spesa5.

Quando parliamo di gdr, queste leve funzionano anche fin troppo bene perché finiscono a toccare il nostro senso di appartenenza, la FOMO, la paura di deludere o di non essere abbastanza per il proprio gruppo. Sentimenti umani con cui tuttɜ facciamo i conti.

A me ricordano tantissimo i metodi dei fuffaguru, cryptobros o simili, e non ci vedo nulla di buono.

Corsi e ricorsi#

Non tutti i corsi nascono col buco uguali: credo possano esistere corsi davvero utili in ambito giochi di ruolo.

Lasciamo perdere per un attimo l'ovvio, ovvero i corsi di game design e affini, esistono corsi legati al prodotto gioco più che all'attività gioco, come quelli che spiegano come scrivere avventure per le case editrici o come masterare una demo per la vendita di un gioco in una fiera di settore.

Ci sono poi corsi focalizzati sugli aspetti non ludici del gdr, dove spesso il gioco diventa uno strumento didattico, di analisi, di psicoterapia e molto altro ancora.

Avendo un obiettivo molto diverso dal giocare per divertirsi con lɜ amicɜ, non me la sento di metterli tutti nello stesso calderone e, anzi, vanno valorizzati citandoli separatamente.

Questo è anche il capitolo in cui svelo che anche io ho seguito dei corsi sul gdr, nello specifico un corso di scrittura di avventure e un corso di mastering e, mentre il primo è stato vagamente utile, il secondo è stato una perdita di tempo e soldi.

Conclusione scomoda#

Nel dubbio diffido dei corsi di gdr, di chi mi dice di avere il modo giusto di giocare, di chi si professa bravomaster di esperienza decennale e soprattutto di chi gioca (solo a) D&D, ma non mi sottraggo alla possibilità di imparare.

Lo scopo però dev'essere ben definito, e il rapporto chiaro: il corso mi renderà più autonomǝ o più dipendente? Mi lascerà strumenti che posso usare liberamente? Chi insegna è apertǝ ad altri approcci o li vive come attacchi personali?

Anche negli hobby non ci possiamo permettere il lusso di ignorare le dinamiche di potere.

Note#

  1. mi rifiuto di linkare quel sito di nazisti, /elonmusk/status/1859948566921544112

  2. "D&D Co-Creator Gary Gygax was Sexist. Talking About it is Key to Preserving his Legacy." di Ben Riggs writerbenriggs.com/blog

  3. Q&A With Gary Gygax, Part III, dragonsfoot.org/forums

  4. di solito è D&D

  5. concetto che non è nuovo a D&D che ha tre manuali base da più di 40€ l'uno

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